VERITA' E FALSITA' NELLE APPARIZIONI MARIANE E ARTICOLI SULLA BEATA VERGINE MARIA.

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lunedì 22 novembre 2010

IO SONO CON TE/ IL FILM SULLA MADONNA CHE "DIMENTICA" IL SACRO

IO SONO CON TE/ IL FILM SULLA MADONNA CHE "DIMENTICA" IL SACRO

12 Novembre 2010

In tempi di contrapposizione, spesso feroce, tra fede e laicità il cinema sembra andare controcorrente dimostrando un’attenzione positiva inedita per figure esplicitamente legate alla fede cristiana. Dopo il caso del francese Uomini di Dio, premiato al festival di Cannes, arriva una pellicola italiana a parlare della Madre del Salvatore e della Chiesa. Non si fatica a credere alla sincera ispirazione e alla buona fede di Guido Chiesa, cineasta e documentarista alle prese con la vicenda di una madre assolutamente speciale, Maria di Nazareth, di cui subisce il fascino senza tempo. Da non credente Chiesa ha dichiarato di accostarsi a questa figura storica con interesse e rispetto, cogliendo la portata straordinaria di una donna in cui per la prima volta una religione, il Cristianesimo, vede il principio della salvezza. Questo approccio positivo non impedisce di rimanere un po’ delusi di fronte ad una pellicola che, se pure offre momenti e intuizioni suggestivi, manca però del senso del sacro che ci aspetteremmo da un film dedicato a questo tema ed esaurisce l’eccezionalità di Gesù nelle pur straordinarie doti pedagogiche della sua genitrice. Maria sembra, infatti, una sorta di pedagogista montessoriana ante litteram che, fidando sul suo legame con la natura, che osserva spesso e con attenzione, si mette di traverso alla cultura ebraica del tempo, maschilista, legalista e violenta. Significativa, anche perché in aperta contraddizione con il dettato evangelico cui invece Chiesa dice di essersi sostanzialmente attenuto, è la strenua opposizione alla circoncisione (in pratica il viaggio a Betlemme e il parto nella grotta sono passi di un piano della stessa Maria per sottrarsi al controllo di famiglia e società nei primi giorni di vita del bambino), vista come atto di violenza primario sul bambino, destinato a segnarlo per sempre. Liberando Gesù da questa esperienza traumatica e lasciandolo libero di spiegare la sua natura (che non sembra tuttavia avere nulla di particolarmente divino, come riconoscono anche i magi, qui sorta di sapienti poco pratici alla ricerca di un Messia attraverso test da psicologia contemporanea), Maria pone le basi (e forse anche qualcosa di più) dell’uomo che sarà.
Se è apprezzabile la valorizzazione della libertà “creativa” di Maria nella storia della salvezza, capace di superare il legalismo fatto di mille divieti della religione ebraica dell’epoca in nome dell’amore per l’altro, sembra strano che in un contesto che pure si vuole storicamente ricostruito, manchi del tutto la sottolineatura dell’attesa messianica che illuminava anche l’altrimenti sterile formalismo di un certo ebraismo. È questa un’assenza, ci perdoni il pur informato regista, molto poco storicamente attendibile, ma assai significativa in una prospettiva in cui Gesù è necessario al massimo come diffusore maschile di una sapienza totalmente femminile e un po’ sciamanica, che vive il rapporto con Dio in uno spiritualismo naturalistico e personale che nulla ha della dimensione di popolo della religione ebraica. Se davvero tutto l’insegnamento di Gesù si può ricondurre a questi primi attimi, giorni e anni accanto a cotanta madre non si capisce perché poi il Cristo si sia dato la pena di parlare agli uomini dell’amore paterno di Dio né di sacrificarsi sulla croce per la Redenzione dell’umanità. Difficile arrivarci da qui anche a causa della debolezza della figura di Giuseppe, sempre un po’ passivo e in secondo piano, ora oppresso dai fratelli – rigidi padri padroni – ora superato “a sinistra” dalla sua sposa poco più che bambina, mai comunque parte di un processo educativo che di fatto lo esclude. Quella Maria che “medita nel suo cuore” il miracolo dispiegarsi della volontà di Dio nel suo ventre prima e nel mondo poi, così come ce la racconta San Luca (l’evangelista storiografo d’ispirazione tucididea, anche qui evocato nel finale, che ebbe proprio nella Madonna la sua prima testimone oculare) si trasforma in un’adolescente sempre sorridente (anche troppo) e testarda, il cui credo di “non violenza” ha qualcosa di davvero troppo moderno e riduttivo rispetto alla figura dei vangeli e della tradizione cristiana. E umano “troppo umano” appare questo Gesù bambino e ragazzino (non è un caso che dopo il salto temporale la telecamera vaghi tra i volti di bambini che tutti potrebbero essere il futuro Messia), capace di accostarsi ad un indemoniato respinto dalla società e di contestare in sinagoga il rabbino e pronto a restare sconvolto dal sangue dei sacrifici del Tempio. Solamente un po’ ridicoli invece i Magi, nella versione di Chiesa un gruppo di sapenti orientali alla corte di Erode a fare esprimenti di intelligenza a metà tra il test psicologico e le prove di riconoscimento del Dalai Lama nei dintorni di Nazareth. La loro discussione (in un greco antico che suona un po’ surreale) è l’ennesima didascalica articolazione della tesi suggestiva quanto poco ragionevole (nel senso di inadeguata a cogliere tutti i fattori in gioco) del film di Chiesa. Di cui non si può non apprezzare l’impeto sincero e il rispetto per il proprio oggetto, ma a cui non si può fare a meno di imputare per lo meno un certo difetto di esperienza che finisce per rendere elusivo un oggetto che lui pure percepisce così terreno. - Laura Cotta Ramosino - ilsussidiario -


http://blog.libero.it/Rober5/9500560.html

venerdì 29 agosto 2008

LA MADONNA DI SIRACUSA

Venerdì della 21° settimana del Tempo Ordinario
fonte : Radici Cristiane
Dal bollettino mensile del Santuario, anno XXV, n. 5, Siracusa luglio 1978

Il buon Dio ha scelto Siracusa, nel lontano 1953, per esaltare la Madonna, per farla capire ed amare di più da un popolo devoto sì, ma anche bisognoso di perdono e di fede. Attraverso questo dono fatto ai siracusani il buon Dio ha voluto raggiungere tutti, in ogni parte d’Italia e del mondo, perché le lacrime della Madonna di Siracusa sono state conosciute, predicate, studiate.

In breve: sono quattro giorni memorabili: il 29, il 30, il 31 Agosto , il 1 Settembre un quadro in gesso –opera dello scultore Amilcare Santini di Cecina -fissato su lastra di opalina nera che raffigura una Madonnina completata negli occhi da Costantina Cassai versa lacrime in casa Iannuso in Via degli Orti, 11.

Una famiglia, quella dei Iannuso , povera ma dignitosa, una famiglia generosa ma provata dalla sofferenza. Infatti la signora Antonina che ha sposato da qualche mese Angelo Iannuso, rimasta incinta va soggetta a gravi disturbi con perdita di vista . La lacrimazione della Madonna si verifica al risvegliarsi di Antonina la mattina del 29 Agosto. "mi accorsi che l’effige versava lacrime dagli occhi". La cognata Grazia e la zia Antonina pensando che le lacrime viste dalla malata fossero dovute ad allucinazione, avvicinatesi al quadro constatano che dagli occhi della Madonna, veramente sgorgano lacrime e che, "alcune gocce, scorrendo per la guancia, cadono sulla spalliera del letto".

Quando arriva dal lavoro il marito Angelo verso le 17 , egli stesso constata la verità del fatto; ma intanto tutto il rione ne è già a conoscenza e quasi vi ha già fatto un pellegrinaggio.

Domenica 30 agosto alle due di notte la Madonnina che la sera prima è stata portata per breve tempo in questura, poi a casa del fratello Luciano e poi ancora dal fratello Antonio in Via degli Orti n:1 torna in Via Orti n. 11 e posta su dei cuscini . La folla giunta da ogni parte praticamente assedia la famiglia costringendola ad evacuare per poi tornare ed accontentare il bisogno incontenibile di assistere al singolare prodigio.

Lunedì 31 agosto per tutto il giorno tutti possono constatare le lacrime che scendono dagli occhi della Madonna e riportare un ricordo indelebile, commoventissimo. Tante persone hanno così potuto vedere, raccogliere asciugare le lacrime dagli occhi della Madonna…



Martedì 1 settembre alle ore 11,40 termina la lacrimazione della Madonna, ma per 15 minuti la commissione scientifica medica inviata dalla Curia Arcivescovile di Siracusa ha potuto verificare e raccogliere circa trenta gocce di liquido per sottoporlo ad analisi chimica. In tutto, un centimetro. cubico di liquido che, all’esame risulta essere assolutamente di tipo lacrimale umano.

http://groups.google.com/group/centro-religione-cristiana?hl=it

martedì 5 febbraio 2008

LA MADONNA DI LOURDES

http://www.vocazione.org/content-a96.htm


Madonna di Lourdes

La mattina dell'11 febbraio 1858 accadeva a Lourdes un evento destinato non solo a cambiare la storia dell'intera Cristianità. Infatti, da quel giorno la visita del Cielo alla terra, della Madre di Dio al cuore.

Da allora la parola "Lourdes" trova significato nei cuori e nelle menti di tutti i cattolici al mondo.



11 febbraio 1858: Bernadette alla Grotta

Marie Bernarde Soubirous, detta Bernadette, nacque a Lourdes il 7 gennaio 1844, da famiglia originariamente mediamente agiata, ma caduta in forte disgrazia economica e sociale, al punto che, al momento delle apparizioni, era pressoché indigente. Solo una viva e ferma fede in Dio aiutava la numerosa famiglia dei Soubirous.



La mattina dell'11 febbraio 1858 Bernadette andò con la sorella Antoinette e l'amica Jeanne Abadie a far fascine (nella speranza di poterle rivendere) nel bosco intorno al ruscello Gave, che costeggia l'abitato di Lourdes. Mentre le altre due ragazze attraversarono per prime il ruscello, Bernadette rimase indietro in quanto - gracile di salute come era - doveva stare particolarmente attenta a non cadere con i piedi nell'acqua.

Attraversato il ruscello, si trovò dinanzi alla grotta che sarà poi chiamata "Massabielle" (Rocca vecchia). All'improvviso sentì un forte vento, ma non notò alcun movimento di foglie e rami; poi il vento soffiò ancora più violentemente, ma tutto rimase immobile intorno, eccetto che all'interno della grotta, ove Bernadette - come ebbe poi a testimoniare - vide: «(...) una giovane, bianca, non più alta di me che mi salutò con un leggero inchino del capo; nello stesso tempo ella allontanò un po' dal corpo le braccia tese, aprendo le mani, come le statue della Madonna; dal suo braccio destro pendeva una corona del Rosario (...)». Bernadette impaurita iniziò a recitare il rosario, la "Giovane" lo sgranava insieme a lei, ma le sue labbra erano immobili. Così ce la descrive la veggente: «Indossava un vestito bianco lungo fino ai piedi di cui si scorgevano solo le punte. Il vestito era chiuso molto in alto attorno al collo da una guaina da cui pendeva un cordone bianco. Un velo bianco che le copriva la testa scendeva lungo le spalle e le braccia fino all'orlo del vestito. Su ogni piede vidi una rosa gialla. La cintura del vestito era azzurra, e ricadeva fin sotto le ginocchia. La corona del rosario era gialla; i grani bianchi, grossi e molto distanziati gli uni dagli altri. La giovane era viva e vera, giovanissima ed avvolta di splendore. Quando ebbi finito il mio rosario, mi salutò sorridendo. Indietreggiò nella nicchia e disparve improvvisamente».

Le altre due ragazze intanto erano tornate, e Bernadette, durante la strada del ritorno, raccontò loro quanto aveva visto Come naturale, le due giovani non seppero mantenere il segreto, cosi già la sera tutto il paese ne parlava e le opinioni in merito si dividevano

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La seconda e la terza apparizione

Domenica 14 febbraio una ventina di ragazze si avviarono con Bernadette alla grotta: questo fu il primo pellegrinaggio di Lourdes della storia!

Bernadette cadde in estasi dinanzi alle amiche (che la credevano morta), mentre alla terza apparizione, giovedì 18 febbraio, la Signora parlò per la prima volta' "(...) Volete farmi il favore di venire qui per quindici giorni?" - «Con il permesso dei miei genitori verrò" - "lo non prometto di rendervi felice in questo mondo, ma nell'altro"; dette queste parole, che costituirono per Bernadette la prima rivelazione del triste destino che le spettava in questa vita, ma anche la certezza morale della conquista della felicità eterna, la Signora disparve elevandosi al Cielo.



Le successive apparizioni e le reazioni delle autorità
Nelle successive apparizioni, avvenute per la maggior parte quasi quotidianamente, la Signora rivelò a Bernadette tre segreti ed una preghiera, che mai la veggente volle rivelare. Alla sesta, il 21 febbraio, con Bernadette scesero alla Grotta centinaia di persone, erano le prime ''folle" di fedeli. Il giorno 24 la Signora fu molto esplicita, dando questo ordine alla veggente. "Penitenza, penitenza, penitenza. La richiesta passò di bocca in bocca, e si cominciò subito ad esaudire la volontà del Cielo.

Tutto ciò iniziò a preoccupare seriamente la polizia e le autorità, non tanto per l'ordine pubblico (non accadde mai il benché minimo disordine), quanto soprattutto per il dilagare della fede popolare. Non dobbiamo dimenticare che ci troviamo nella Francia bonapartista e positivista di metà Ottocento, nella patria della Rivoluzione anticristiana e dell'incredulità.

Il commissario, il Procuratore imperiale, nei mesi successivi anche il prefetto, e vari altri notabili, cominciarono ad interrogare la veggente e a minacciarla, al fine di estorcere il nome dei presunti complici dell'"inganno". Ma rimasero sempre delusi e meravigliati, per la semplicità delle sue risposte, per l'onestà del suo viso e del suo comportamento, per la costante povertà che seppe mantenere nonostante le continue profferte di denaro, puntualmente rifiutate.

Anche nei mesi successivi, specie quando inizieranno i primi miracoli, si tentò di tutto per far recedere la veggente, fino a chiudere momentaneamente la grotta. Non servì a nulla. Come testimoniano tutti gli interrogatori, Bernadette riuscì sempre "vittoriosa" nella sua spontanea veridicità.

Fino alla resa dinanzi all'evidenza e al trionfo della fede pubblica. Il momento di svolta fu naturalmente il disvelamento della fonte miracolosa.



La fonte miracolosa.

La nona apparizione, II giovedì 25, segnò l'inizio della concreta misericordia divina a Lourdes: "La Signora mi disse: "andate a bere alla fontana ed a lavarvi"- Non vedendo alcuna fontana andavo a bere al Gave. Mi disse che non era là. Mi fece segno con il dito mostrandomi la fonte. Vi andai e vidi solo un po' di acqua sporca; vi portai la mano, ma non potei prenderne, raspai e l'acqua venne, ma torbida. Per tre volte t'ho dovuta buttar via: alla quarta potei berne".

Sotto la grotta di Massabielle esisteva una sorgente la cui presenza non era segnalata da nulla in precedenza. Come afferma Francois Trochu: «Ciò significa - oggi che la cosa è stata provata lo si può affermare senza timore di sbagliare che dalla fessura rocciosa da cui zampillava, la sorgente è salita in modo umanamente inspiegabile attraverso pietre, sabbia e ghiaia fino alla fragile mano dell'estatica».

Come è noto, Bernadette quella mattina fu presa per matta e derisa da tutti, anche perché la Vergine, proprio al fine di dare inizio alle sue penitenze, le aveva ordinato di mangiare l'erba della grotta (in seguito, le chiederà di «baciare la terra, in penitenza per i peccatori»). Eppure, nei giorni seguenti l'afflusso dei pellegrini alla grotta non diminuì, anzi.

Sabato 27 la Signora disse: «Andate a dire ai preti di fare edificare qui una cappella». Bernadette corre dal parroco, Don Peyramale, il quale però non le crede (o almeno recita questa parte) e la tratta male. Anzi, le dice di chiedere a questa "Signora" un miracolo "di prova" (come se già la sorgente non bastasse): di far fiorire un fioraio in febbraio dinanzi alla grotta.

Peggiore fu la sua reazione martedì 2 marzo, quando Bernadette gli comunicò che la signora aveva chiesto che si facesse una processione alla grotta; ma il grande momento si stava avvicinando.



Giovedì 25 marzo 1858
Era dal quattro marzo che la veggente non si recava alla grotta; ma la mattina della festa dell'Incarnazione del Verbo una forza irresistibile l'attirò a Massabielle. Questa volta, dinanzi alla Signora, si fece coraggio, e le chiese con fermezza per ben tre volte, stando in piedi, di rivelare il suo nome: «Signora, volete avere la bontà di dirmi chi siete?». Alla terza, la Signora rispose: aprì le braccia che fino ad allora aveva sempre tenuto giunte, le abbassò come riprodotto nell'immagine della Medaglia Miracolosa lasciando scivolare verso la mano la sua corona di alabastro e d'oro e infine, con gli occhi al Cielo, disse: « Io sono l'Immacolata Concezione».

Sparì sorridendo.

Bernadette corse subito dal parroco e gli rivelò quel nome per lei del tutto incomprensibile; Peyramale al suo solito trattò freddamente la veggente, ma questa volta non per incredulità, bensì per la ragione opposta! Il suo cuore, la sua anima, stavano per crollare dall'emozione.

Aveva ormai capito... Come testimoniò per il Processo Apostolico di Tarbes, alle parole "Qué soy éra Immaculada Councepciou" «ne sono stato talmente scosso che mi sono sentito vacillare e sul punto di cadere».

Da questo momento tutto cambia, con l'adesione del clero locale alle apparizioni. Anticlericali e massoni minacciarono di voler rinchiudere la piccola in ospedale, e il prefetto era d'accordo, ma non poté farlo, per il semplice motivo che mancavano reato e prova di follia o malattia. Dopo tali eventi, anche la loro speranza nella ritrosia del clero dovette venire meno. In più, si diffondevano le voci sui primi miracoli. Giunsero vari medici ed esperti per giudicare le guarigioni, ma dovettero sempre constatarne l'inspiegabilità scientifica.

Inoltre, alla penultima apparizione del 7 aprile, avvenne il miracolo pubblico - dinanzi a migliaia di persone - di Bernadette che in estasi tiene il cero con la mano dalla parte della fiamma per almeno venti minuti, senza bruciarsi. Accanto a lei v'era il Dott. Dozous che le misurava sbigottito il battito cardiaco, che risultò normale!

La diciottesima ed ultima apparizione avvenne il 16 luglio, giorno della Ss.ma Vergine del Carmelo; non accadde nulla di speciale: fu l'addio. Ma ormai qualcosa era cambiato per sempre.

Negli anni successivi Bernadette si avviò alla vita religiosa. Secondo le sue indicazioni, si realizzò la statua della Vergine (che non piacque alla veggente) che venne posta nel luogo preciso delle apparizioni il 4 aprile 1864. Furono poi iniziati i lavori della Chiesa, come aveva chiesto la Vergine, la cui cripta fu solennemente inaugurata il 21 maggio 1866 alla presenza di Bernadette; la Basilica dell'Immacolata Concezione venne inaugurata il 15 agosto 1871.

Gli anni successivi di Bernadette sono solo dolore, preghiera e penitenza. Come scrisse in una lettera a Pio IX, «Da molto io sono zuava, benché indegna, di Vostra Santità; le mie armi sono la preghiera e il sacrificio».

L'8 dicembre 1933, anno giubilare della Chiesa Cattolica, Bernadette, morta a Nevers il 16 aprile 1879, è canonizzata in San Pietro.